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доступно Gessica Disertore Cruise Death: Suicide Confirmed, Family Seeks Further Investigation

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2026-01-21 12:29:00

di
Giuseppe Di Bisceglie

La pasticcera 27enne di Triggiano è stata trovata senza vita nella sua cabina a Porto Rico il 27 settembre 2023. La famiglia non crede al suicidio e si oppone alla richiesta di archiviazione

L’udienza che avrebbe dovuto tenersi il 20 gennaio è stata rinviata al 17 febbraio. Sarà allora che il gip del Tribunale di Bari sarà chiamato a decidere sull’istanza di archiviazione relativa alla morte di Gessica Disertore, 27 anni, originaria di Triggiano, in provincia di Bari, trovata senza vita all’alba del 27 settembre 2023 nella cabina 81806 della nave da crociera Disney Cruise Line Fantasy.
Un rinvio che, per la famiglia, prolunga l’attesa di quello che definisce l’obiettivo rimasto invariato fin dall’inizio: una verità «chiara, completa, verificabile». Per la Procura, invece, il quadro ricostruito fin qui conduce a una conclusione diversa: l’ipotesi del gesto volontario.

Al centro della richiesta di archiviazione formulata dal procuratore capo Roberto Rossi c’è un punto ritenuto dirimente: nessuna persona sarebbe stata vista entrare o uscire dalla cabina nelle ore cruciali della notte. Un elemento che, secondo l’impostazione dell’accusa, riduce sensibilmente la possibilità di un intervento esterno e sostiene la tesi del suicidio, maturato — è la valutazione riportata negli atti — in un contesto di crollo psicologico, dovuto alla delusione per una situazione sentimentale infranta da un presunto tradimento da parte di un componente dell’equipaggio con cui avrebbe avuto una relazione. E, anche questo, sarebbe uno dei tanti punti oscuri della vicenda. Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocatessa Mariatiziana Rutigliani, Gessica non aveva relazioni di tipo sentimentale sulla nave.




















































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A supporto della ricostruzione, la Procura richiama i filmati estrapolati dal sistema di videosorveglianza di bordo: la nave, in quel momento, si trovava nelle acque di Porto Rico. I movimenti di Gessica vengono ripresi per l’intera serata, fino a quando — alle 2.21 — la giovane rientra da sola nella cabina 81806. Prima, si intrattiene al bar con alcune colleghe; con lei, secondo quanto ricostruito, anche un giovane ufficiale che successivamente si allontana con un’altra ragazza, raggiungendo con lei la propria cabina.
È proprio a quel punto che i video registrerebbero una sequenza destinata a diventare uno dei nodi della vicenda: Gessica che bussa insistentemente alla porta dell’ufficiale e della collega e, poco dopo, lo contatta su WhatsApp per quattro volte, senza ricevere risposta. Quindi torna nella sua stanza. Da lì, sempre secondo l’impostazione della Procura, si apre una finestra temporale che viene considerata cruciale: dalle 2.21 fino alle 5.35, quando una collega trova il corpo esanime della 27enne con una cinghia intorno al collo, non risultano accessi alla cabina. La serratura è elettronica e registra gli ingressi; inoltre, viene evidenziato, non ci sarebbero accessi alternativi.

Una lettura che la famiglia non condivide. I familiari assistiti dall’avvocatessa Mariatiziana Rutigliani, hanno depositato un’opposizione articolata e dettagliata alla richiesta di archiviazione, sostenendo che gli elementi raccolti fin qui non chiudano affatto il caso e che, al contrario, lascino emergere zone d’ombra tali da richiedere un supplemento di accertamenti. La difesa contesta la compatibilità della scena con un gesto volontario e insiste sul fatto che, a oltre due anni dalla morte, vi siano aspetti ancora irrisolti sotto il profilo medico-legale e investigativo.
Tra i punti sollevati, uno dei più delicati riguarda la procedura di imbalsamazione eseguita sul corpo della giovane a Porto Rico. Secondo la famiglia, sarebbe stata effettuata senza autorizzazione e in assenza di ragioni sanitarie, con effetti irreversibili sulla possibilità di svolgere accertamenti completi. La seconda autopsia, svolta in Italia, avrebbe evidenziato — è quanto viene riportato nell’opposizione — l’assenza di organi del collo, tra cui laringe, trachea, tiroide e osso ioide, una mancanza che, sempre secondo la difesa, impedirebbe di stabilire con certezza la causa della morte e verrebbe giudicata «inspiegabile» e «gravissima».
L’opposizione richiama inoltre gli esiti della prima autopsia, che avrebbe documentato contusioni su gambe, glutei e schiena: lesioni che, per i familiari, non sarebbero come compatibili con un impiccamento volontario e che, a causa dell’imbalsamazione, non sarebbero più valutabili nelle loro caratteristiche originarie. Anche la gestione della scena del ritrovamento è oggetto di rilievi: la famiglia sottolinea la presunta assenza di fotografie in grado di mostrare la posizione originaria del corpo, interruzioni ritenute non spiegate nei filmati di videosorveglianza e la presenza di un ufficiale che, prima dell’arrivo della polizia, avrebbe rimosso oggetti dalla cabina riponendoli in un sacco. A ciò si aggiungerebbero — sempre secondo la difesa — versioni discordanti fornite da alcuni membri dell’equipaggio sugli ultimi movimenti della giovane.

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Un ulteriore elemento riguarda gli esami tossicologici: la difesa richiama quelli effettuati a Porto Rico, sostenendo che non siano stati replicati in Italia, circostanza che, a loro avviso, renderebbe necessario un approfondimento.
Nel complesso, l’avvocatessa Rutigliani definisce la richiesta di archiviazione «prematura» e non pienamente aderente a tutti i profili emersi, chiedendo nuovi accertamenti medico-legali, verifiche tecniche sulla compatibilità della dinamica ipotizzata, analisi approfondite dei sistemi di videosorveglianza, l’audizione di ulteriori testimoni e l’acquisizione di documenti e filmati attraverso rogatoria internazionale.
Il 17 febbraio, dunque, il gip dovrà valutare se accogliere la richiesta di archiviazione o disporre la prosecuzione delle indagini, indicando gli approfondimenti ritenuti necessari. In mezzo, due narrazioni che oggi restano lontane: da un lato la Procura, che legge nei dati di accesso e nei filmati l’assenza di interventi esterni e un possibile cedimento psicologico; dall’altro la famiglia, che considera quel quadro incompleto e segnato da passaggi irreversibili — soprattutto sul piano medico-legale — e da criticità investigative.

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