2026-01-15 02:14:00
Firenze, 14 gennaio 2026 – La notizia arrivata durante le feste di Natale, all’improvviso. Una comunicazione via mail seguita da una videochiamata ha annunciato il licenziamento ai 70 lavoratori dell’azienda Amom di Badia al Pino (Arezzo). Una decisione – quella presa dalla multinazionale svizzera Oerlikon – che ha scatenato rabbia, dolore e un forte senso di umiliazione.
I dipendenti hanno fatto sentire la loro voce nella giornata di mercoledì 14 gennaio, davanti al palazzo della Regione a Firenze, dove all’interno si stava svolgendo il secondo incontro tra Regione e azienda. Una manifestazione per chiedere il ritiro della procedura di licenziamento e l’apertura di un confronto vero, con il sostegno dei sindacati e delle istituzioni.
Le parole di Monia Roghi
Monia Roghi, 44 anni e il compagno Michael Morrone, 41 anni, sono stati entrambi licenziati. Hanno due figli di 10 e 8 anni e la notizia è arrivata durante le feste natalizie, portando con sè tanta paura e preoccupazione.
Monia lavorava in Amom da quasi quattro anni, entrata con la nuova gestione, convinta – come racconta – delle prospettive promesse dall’azienda: “Ero arrivata con dei buoni propositi, infatti dopo qualche mese è entrato anche il mio compagno. Avevamo scommesso su questa azienda che prometteva bene, invece non è andata così”.
E ancora spiega: “Siamo preoccupati. Il mondo del lavoro è in crisi, ma questa è stata una manovra troppo netta. Paure e preoccupazioni per il futuro ce ne sono, eccome. La situazione è critica, ma non è questo che ci ferma. Ci battiamo per i diritti che tutti noi rivendichiamo. Non si possono lasciare a casa 70 persone così, dalla mattina alla sera. Se queste aziende vanno avanti è grazie alle persone che ogni giorno lavorano per mandarle avanti”.
“È stata una doccia fredda”
Il sentimento è condiviso da molti altri lavoratori. Antonio Grazi racconta: “Stiamo vivendo questa situazione molto male. L’annuncio è arrivato durante le feste, prima una mail poi una videochiamata. Vogliamo un po’ di giustizia”.
E c’è chi poi, in Amom, ci ha passato una vita intera. Per Fiorella Volpi il colpo è stato devastante: “Sono 39 anni che lavoro in Amom. Per me è stato come un lutto perché l’azienda era una seconda casa. Eravamo una famiglia, soprattutto nel bel tempo della Amom. Abbiamo lavorato per griffe importanti come McQueen, Dior, Chloé. Da quando è subentrata la nuova proprietà è iniziato il declino. È stata una doccia fredda. Psicologicamente la viviamo molto male”.
Sonia Toscano, dipendente dal 2002, parla di un comportamento che ha umiliato i lavoratori: “Sono 23 anni che lavoro qui. Stiamo vivendo questo momento molto male. Il comportamento della dirigenza è stato umiliante, non ci aspettavamo di essere liquidati così, con una videochiamata. È stata una mancanza di dignità. La sensazione è che non ci sia la volontà di far continuare l’azienda. Ora attendiamo di capire che cosa verrà fuori dalla riunione di oggi. La speranza comunque c’è sempre”.
Sindacati e istituzioni
“Noi chiediamo solo una semplice cosa: – ha commentato Antonio Fascetto Segretario generale Fiom Cgil Arezzo – il ritiro immediato della procedura di licenziamento, aperta in maniera unilaterale con le modalità ignobili che tutti noi conosciamo, avvenute il 30 dicembre mediante una call. A fronte di questo è già stata depositata un’impugnazione di questo provvedimento presso il tribunale per condotta antisindacale imputabile all’azienda. Solo dopo il ritiro immediato della procedura dei licenziamenti saremo disponibili ad aprire un confronto con l’azienda, che, fino a ora ha dimostrato di non avere il minimo senso di affidabilità tra le parti, e soprattutto di tatto nei confronti delle persone che hanno fatto importante questa azienda e hanno contribuito alla ricchezza del territorio. Le persone non sono oggetti: non si può pensare di venire, saccheggiare competenze e poi sparire come barbari e lasciare dietro di sè macerie e disperazione sociale”.
E ancora aggiunge: “Non possiamo condividere la cessazione di un’azienda che è sempre andata bene e poi nel giro di neanche due anni, dopo l’arrivo della multinazionale – che avrebbe dovuto portare risorse e prospettive, diversificazione e mercato – ha conosicuto solo la cassa integrazione”.
Sul fronte istituzionale è intervenuto Valerio Fabiani, Consigliere al lavoro della Regione Toscana: “I primi ad essere offesi sono le lavoratrici e i lavoratori. È aperto da tempo un tavolo istituzionale che abbiamo riconvocato più volte. Qualsiasi iniziativa unilaterale va contro quel tavolo e lo svuota di significato, valore e forza. Chiediamo il ritiro di questa scelta, un gesto di distensione che consenta al tavolo di tornare a lavorare. Se il tavolo resta operativo può essere un’opportunità per tutti, anche per l’azienda. In caso contrario, si aprirà inevitabilmente una fase conflittuale che coinvolgerà lavoratori, sindacati e istituzioni”.









