2026-02-26 04:05:00
Tra il 28 gennaio e il 13 febbraio 2026 oltre 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione sono evaporati dal settore del software enterprise. È il dato da cui parte Andrea Pignataro, fondatore e ceo di ION Group, nel suo intervento “The Wrong Apocalypse” . A innescare il sell-off sono stati i nuovi plugin di Claude Cowork di Anthropic e l’avanzamento di Claude Code, strumenti che hanno mostrato come un sistema di intelligenza artificiale sia ormai in grado di redigere documenti legali, gestire flussi contabili e automatizzare attività tipiche del lavoro cognitivo strutturato. In parole più brutali: come un sistema di AI possa sostituire molti dei software che conosciamo e usiamo da anni.
La reazione del mercato è stata lineare: se un agente AI può fare ciò che fa un software, quel software diventa superfluo. A rafforzare questa lettura ha contribuito il saggio di Dario Amodei, The Adolescence of Technology, che ipotizza un «paese di geni in un datacenter» capace di sconvolgere occupazione e assetti economici.
Pignataro sostiene che questa interpretazione colpisce il bersaglio sbagliato. L’errore sta nel confondere capacità e coordinamento. Il software enterprise, argomenta, non serve principalmente a svolgere compiti cognitivi, ma a coordinare lavoro cognitivo tra attori diversi, con regole, autorizzazioni, tracciabilità, standard condivisi. È un’infrastruttura istituzionale prima che tecnologica. Sostituire un gestionale non equivale a sostituire una funzione: significa riscrivere il “linguaggio” con cui un’organizzazione opera.
Qui entra la nozione di “language game” di Wittgenstein: le aziende non usano semplicemente Salesforce o un ERP, ma parlano attraverso quelle piattaforme. Processi, metriche e gerarchie sono incorporati nel software. Per questo, secondo Pignataro, l’erosione riguarderà soprattutto lo strato più “commodity” del software, mentre le soluzioni profondamente integrate nei processi organizzativi saranno più resilienti.
Il rischio maggiore, però, non è la sostituzione rapida degli strumenti. È il paradosso per cui ogni impresa, adottando l’AI per restare competitiva, contribuisce ad addestrare la piattaforma che potrebbe disintermediarla. Attraverso pattern aggregati e longitudinali, le piattaforme apprendono la “grammatica” di interi settori: consulenza, legale, assicurazioni, advisory finanziaria. Nessun dato proprietario viene esposto, ma la struttura del lavoro sì. Il risultato è una dinamica da tragedia dei beni comuni: decisioni razionali a livello individuale producono un esito collettivamente distruttivo.