BTp 2036 Auction: What Investors Need to Know

2026-02-27 01:11:00

Tra i tre titoli di stato in asta giovedì 26 febbraio ci sarà anche il BTp decennale con scadenza 1 febbraio 2036 (ISIN: IT0005676504). Il Tesoro offrirà una sua settima tranche per un importo compreso tra un minimo di 3,25 e un massimo di 3,75 miliardi di euro. La parte più cospicua di un’offerta complessiva fino a 9 miliardi. E all’asta supplementare di venerdì 27 ci saranno altri 750 milioni a disposizione degli investitori eventualmente interessati. Possono partecipare solo coloro che godono della qualifica di “Specialisti in titoli di stato”. Fino ad oggi sono possibili le prenotazioni, invece, per il pubblico retail.

BTp 2036 in asta alla vigilia del collocamento retail

L’operazione arriva alla vigilia di una comunicazione importante. Venerdì 27 il Tesoro renderà noti il codice ISIN e i tassi minimi garantiti per il BTp Valore 10 marzo 2032 in collocamento dal prossimo lunedì 2 marzo fino a venerdì 6, salvo chiusura anticipata. C’è da aspettarsi che l’interesse del canale retail in questi giorni sia concentrato su questa ultima emissione più che sulle aste governative. In realtà, l’una non esclude l’altra.

Il BTp 2036 in asta ha una durata lunga, essendo decennale. Presenta caratteristiche in parte differenti dal BTp Valore in procinto di emissione. Offre cedola fissa del 3,45% lordo annuale, circa 3,02% netto. Ma il titolo sul mercato secondario tratta ormai sopra la pari, in area 101,40. Significa che un lotto minimo di 1.000 euro nominali costa 1.014 euro. Per questo il rendimento a scadenza scendeva ieri al 3,32%, sotto il tasso cedolare. L’emissione del 3 novembre scorso avvenne a 100,19, per cui da allora il bond si è apprezzato dell’1,2%.

Alta duration: pregi e difetti

Con il BTp 2036 in asta compri “duration”.

E’ bene saperlo, perché ciò si presta ad opposte interpretazioni, a seconda del proprio profilo di rischio. Il titolo ha una “duration” modificata di 8,22 anni, relativamente elevata per un investitore non professionale. Il dato svela un’elevata sensibilità del prezzo rispetto al rendimento. E’ un bene quando i tassi scendono, perché ciò consente al possessore di realizzare guadagni veloci e cospicui rivendendo sul mercato. Se i tassi salgono, invece, le perdite possono essere anche pesanti.

Chi dovrebbe prendere in considerazione di partecipare all’asta per acquistare il BTp 2036? Chi vuole impiegare la liquidità con un orizzonte temporale lungo e pensa ragionevolmente di essere capace di tenere il titolo fino alla scadenza o a ridosso di essa. Chi ha obiettivi speculativi, cioè mira a guadagnare dalla rivendita anticipata, deve considerare i rischi di una risalita dei rendimenti. E c’è da dire che altri bond del Tesoro stesso si mostrerebbero più adatti a tale scopo, cioè le scadenze iper-lunghe come i BTp a 30 e 50 anni. In questi casi, anche piccole variazioni del rendimento possono generare elevate plus- o minus-valenze in conto capitale.

Nessun rimpiazzo del reddito da lavoro

Altro errore da evitare: pensare che il BTp 2036 in asta serva a guadagnare. Esso può generare rendimenti netti reali positivi in un contesto di bassa o inflazione moderata.

I bond servono a questo. Chi cerca altro, deve guardare ad asset più rischiosi come le azioni e i fondi d’investimento. In nessun caso, poi, gli investimenti rimpiazzano la necessità di lavorare o avere altre fonti di entrata certe per vivere. A meno di non possedere un portafoglio elevatissimo, il loro contributo può essere di integrazione al reddito. Non ci si arricchisce comprando un titolo di stato.

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