2026-01-25 11:40:00
Alessandro Franzoni lavora nell’azienda di famiglia e fa il maestro di sci: «So tutti i sacrifici che ha fatto, la sua forza è nella testa. Siamo legatissimi»
«Giovanni mi ha chiamato subito dopo la gara che ho visto dallo smartphone, mi sono accostato per strada: “Corri Ale, vieni a Kitz!”». Alessandro Franzoni, fratello gemello del vincitore della discesa in Austria, ha preso la macchina e si è messo in viaggio da Madonna di Campiglio. Legatissimi, «abbiamo sempre condiviso tutto, fino a 10 anni anche la stanza. Ci sentiamo sempre, non tutti i giorni perché gli impegni sono tanti. Ma in un momento così speciale non possiamo stare lontani». Cresciuti insieme sulle piste, Ale lavora nell’azienda di famiglia ma è anche maestro di sci e allenatore, insegna nei fine settimana.
Che cosa ha provato?
«Una gioia enorme, è come se avessi vinto io anche se poi è tutto merito suo, non riesco nemmeno a descriverla».
Se l’aspettava?
«Un po’ sì, da come parlava in questi giorni stava sciando benissimo. Da sempre mi diceva che il suo sogno era vincere a Kitzbuehel. Ce l’aveva nella testa, più di Wengen dove comunque è stato eccezionale».
Quale è il segreto di suo fratello?
«La testa. Non lo dico perché è lui, ma ne ho visti pochi di atleti così. Determinato, concentrato. Io non sono mai riuscito a gestire la tenuta mentale come fa lui».
In gara uno contro l’altro, ricordi?
«Era già forte, ma io da piccolo lo battevo e lui teneva il broncio. Poi le cose sono cambiate, ho smesso con l’agonismo nel 2019. Proprio l’altro giorno un amico mi ha mandato una startlist di quella famosa gara di giovanissimi in cui c’era anche Sinner».
Giovanni ha vissuto momenti difficili, nel 2023 ha rischiato di chiudere la carriera per un infortunio.
«A volte diceva: mollo, non fa per me. Non combino niente di buono».
E come lo sosteneva?
«Gli rispondevo: smettila di dire cretinate, un giorno vincerai tutto. Ne ero sicuro al 100%, con il suo talento andava bene in ogni disciplina. Ma non si immaginava di diventare discesista».
No?
«No, lui voleva vincere nello slalom, era mingherlino, io più robusto. È ancora bravissimo fra i paletti».
Che tipo è fuori dalle piste di sci?
«Un pigrone! Ama la tranquillità, stare a casa, fare le sue cose. Non è certo un festaiolo. E poi è completamente dedito allo sci, alla vita da atleta. A casa abbiamo avuto un’educazione tosta, soprattutto da papà. Siamo abituati a lavorare in ogni campo».
Sacfrici?
«Tanti, so che cosa c’è dietro queste due vittorie ed è stato bellissimo l’abbraccio di Gio’ con mamma dopo la gara. I nostri genitori ci hanno sempre sostenuto in tutto».








