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The Stephen Griffiths Case: Cannibalism, Crossbows, and a Disturbing Past

The Stephen Griffiths Case: Cannibalism, Crossbows, and a Disturbing Past

2026-01-16 09:31:00

di
Giulia Taviani

Griffiths sta scontando l’ergastolo per gli omicidi di tre donne, avvenuti tra il 2009 e il 2010. La sua storia è raccontata nel documentario di Sky Crime «Il cannibale con la balestra»

Sono passati poco più di quindici anni da quando Stephen Griffiths è stato condannato all’ergastolo per aver ucciso tre donne nella cittadina inglese di Bradfort. Quindici anni da quando gli agenti hanno fatto irruzione nel suo fatiscente e macabro appartamento per arrestarlo e accusarlo della morte di Susan Rushworth (43 anni), Shelley Armitage (31 anni) e Suzanne Blamires (36 anni).

Griffiths è passato alle cronache come «il cannibale con la balestra», il soprannome che si autoattribuì durante il processo, oltre per aver e cucinato le sue vittime dopo averle uccise. Ora la sua storia è ricostruita nell’omonimo documentario Il cannibale con la balestra, disponibile su Sky Crime.




















































Il sogno di diventare un serial killer

Nato a Dewsbury nel 1969, Stephen Griffiths ha meno di dieci anni quando inizia a rubare. È introverso, solitario e senza amici. Durante l’adolescenza sviluppa un carattere violento, soprattutto nei confronti dei fratelli e degli animali, che gli piace torturare.

A 16 anni lascia la scuola e inizia a vagabondare, trasferendosi in un monolocale e continuando ad accumulare armi. A 17 viene condannato a tre anni di carcere per aver accoltellato il direttore di un supermercato, dopo che questo lo aveva sorpreso a rubare.

Mentre è in custodia, gli psichiatri notano che fantastica di diventare un famoso serial killer. Nel 1991, a 22 anni, gli viene diagnosticato un disturbo schizoide di personalità, e l’anno successivo riceve una condanna a due anni per aver puntato un coltello alla gola di una ragazza.

Gli studi in psicologia

A 19 anni si iscrive al corso di psicologia al college di Bradford per studiare psicopatologia e i disturbi delle funzioni psichiche. In questi anni ha anche delle compagne, che però perseguita e tortura, sia fisicamente che psicologicamente. Nel 2006, a 36 anni, viene ammesso all’Università di Bradford per un dottorato di ricerca con specializzazione in storia locale, per studiare gli omicidi e la violenza diffusa in città nella seconda metà del 19esimo secolo.

Per due anni, prima che iniziasse a uccidere, era stato messo sotto sorveglianza. La polizia gli aveva già sequestrato armi da caccia e aveva messo in allarme i proprietari del suo appartamento, dopo che era stato visto leggere libri sullo smembramento; in seguito erano state installate telecamere di sorveglianza nell’edificio.

L’omicidio di Suzanne Blamires

Lunedì 24 maggio 2010 il custode del palazzo nota, guardando le riprese delle telecamere di sicurezza del weekend appena trascorso, un uomo che aggredisce una donna. Li vede uscire dall’ascensore, entrare in un appartamento, da cui poco dopo la donna esce spaventata. Dietro di lei c’è Stephen Griffiths che, munito di balestra, la insegue e la immobilizza. Dopodiché trascina il corpo nell’appartamento e si chiude la porta alle spalle. Si tratta di Suzanne Blamires, una donna di 36 anni conosciuta nella zona, con una storia di tossicodipendenza e prostituzione.

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Alle 3.35 le telecamere lo riprendono con un’altra donna. Sta cercando di portare anche lei nel suo appartamento, ma la donna si rifiuta di entrare, e così Griffiths rientra in casa da solo. Dopo aver visionato le immagini, il custode chiama la polizia.

«Sono Osama Bin Laden»

Per arrestare vengono mobilitati agenti armati specializzati, che prevedono di usare preventivamente il teaser. Nel pomeriggio del 24 maggio la polizia fa irruzione nel suo appartamento. L’uomo non oppone resistenza e si presenta agli agenti come Osama bin Laden.

In casa trovano segni di violenza, un piumone che brucia nella vasca, un odore simile a carne marcia, sangue ovunque, e fori di balestra nel muro dove si esercitava a sparare. Gli agenti sequestrano la balestra e poi iniziano la perquisizione per cercare – invano – la donna.

Dopo questo fatto, gli agenti iniziano a sospettare che possa esserci lui dietro alla scomparsa di altre due donne, anche loro prostitute.

La confessione dei tre omicidi

Durante l’interrogatorio Griffiths dichiara che Suzanne Blamires «è andata». Dopodiché confessa gli altri due omicidi: Shelley Armitage e Susan Rushworth.

Susan Rushworth, tossicodipendente, viene avvistata per l’ultima volta il 22 giugno 2009. L’uomo confessa di averla uccisa con un martello, di aver poi smembrato il suo corpo con attrezzi da meccanico, di averlo cucinato e infine mangiato.

Shelley Armitage era stata ripresa nell’aprile 2010 dalle telecamere a circuito chiuso di Holmfield Court mentre entrava nell’appartamento di Griffiths. Anche lei era una tossicodipendente e per pagarsi la droga era entrata in un giro di prostituzione. Il killer racconta di averla uccisa usando la balestra, di aver smembrato il suo corpo in 81 pezzi nella vasca da bagno, aggiungendo che avrebbero trovato tracce di lei anche sul fornello. Così come per Rushworth, si era cibato del suo cadavere.

I video macabri e la condanna

Nel suo appartamento trovano una fotocamera e un computer. Dentro a questi ci sono immagini inquietanti e un video del corpo nudo di Armitage nella vasca da bagno con incisa la scritta «la mia schiava sessuale». In un altro video si vede il corpo di un’altra vittima mai identificata legata con dello spago verde. Questo lascia supporre che possa aver commesso anche altri omicidi, che però non confesserà mai.

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L’uomo ha commentato i video descrivendosi come un «artista del bagno di sangue» e parlando di Armitage come della «sua assistente». La polizia trova anche dei video in cui dopo gli omicidi lo si vede trasportare dei sacchi della spazzatura, dove presumibilmente ci sono i resti delle sue vittime.

Durante la custodia cautelare tenta il suicidio quattro volte, forse per farsi trasferire nell’ospedale psichiatrico di sicurezza Rampton, nel Nottinghamshire. Come avvocato, chiede quello che difese Sutcliffe, serial killer britannico degli anni ’80 noto come lo «Squartatore dello Yorkshire». Poi, al processo, anziché dire il suo nome, si definisce come «il cannibale con la balestra».

Il 21 dicembre 2010 si dichiara colpevole davanti al tribunale penale di Leeds che lo condanna all’ergastolo.

16 gennaio 2026

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