2026-01-18 08:28:00
Critiche anche da Netanyahu. E Trump lo invita nel board
Il «Board of peace» per Gaza è nato ieri con un comunicato della Casa Bianca e, visto che l’ha creato Donald Trump, sarà (parole sue) il «Consiglio più grande e prestigioso mai assemblato in qualunque tempo e in qualunque luogo». L’obiettivo: la messa a terra del Piano Trump in 20 punti per la pace a Gaza, la smilitarizzazione della Striscia e la sua ricostruzione con orizzonte finale sulla convivenza tra israeliani e palestinesi. Per il momento ci sono solo alcuni nomi e già parecchie polemiche.
I Paesi musulmani sono perplessi. I media locali parlano di «sapore coloniale» dell’iniziativa. Il movimento palestinese della Jihad islamica presente a Gaza e alleato di Hamas sostiene che il Consiglio rappresenta gli interessi israeliani e dell’occupazione. Dall’altra parte, il governo di Tel Aviv dice l’esatto contrario. «Non c’è stato coordinamento e il Consiglio è in contrasto con la nostra politica». Il ministro dell’ultra destra sionista Ben-Gvir contesta l’idea stessa di ricostruire Gaza. La guerra per lui deve riprendere per «distruggere Hamas». A sera l’ufficio del premier Netanyahu buttava acqua sul fuoco. «Approviamo i membri del Comitato esecutivo, ma contestiamo il punto di vista». Non proprio una partenza facile. Ma Trump ha rilanciato invitando proprio il premier israeliano, o qualcuno che lo rappresenti, a far parte del board.
Il Consiglio di pace sembra avere una struttura direttiva ampia e una esecutiva più ristretta. Per la prima sono stati spediti 60 inviti. Non è detto siano tutti capi di Stato, potrebbero esserci anche privati cittadini ricchi e potenti. Se accettassero tutti, diventerebbe una mini Onu. Anzi un’alternativa privatistica, «più agile ed efficace», da utilizzare anche per altre crisi. Nella carta fondativa si parla infatti del «coraggio di allontanarsi da istituzioni che hanno troppo spesso fallito». La presidenza sarà ad personam: Donald dirigerà il Consiglio anche qualora non fosse più presidente americano. Tra gli invitati noti i leader di Egitto, Turchia, Canada, Svizzera, Marocco, Germania, Italia e altri. Non sorprende che gli unici ad aver già accettato siano i presidenti di Argentina e Uruguay esponenti della destra sovranista.
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I nomi comunicati ieri danno forma al cosiddetto «comitato esecutivo». L’impronta trumpiana è dominante così come l’assenza di arabi, cinesi o russi. Eccoli. Il segretario di Stato Marco Rubio, i due inviati speciali per le crisi Steve Witkoff e Jared Kushner, il consigliere per la sicurezza nazionale Robert Gabriel, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, il finanziere Usa Marc Rowan, 10 miliardi di conto in banca, l’ex premier britannico Tony Blair. In altre parole si tratta di due funzionari statunitensi in servizio, due amici personali del presidente Trump, suo genero, un funzionario internazionale (di origine indiana, ma passaporto Usa) e un europeo amico dell’America.
Senza compiti esecutivi sono stati per il momento indicati ufficialmente anche cinque membri del Consiglio di pace allargato. Figure più tecniche come il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, il diplomatico del Qatar Ali Al Thawadi, la ministra degli Emirati Arabi Uniti Reem Al Hashimy tra le protagoniste dei Patti di Abramo, il miliardario israelo-cipriota Yakir Gabay e la diplomatica olandese Sigrid Kaag che parla arabo correntemente.
Il nome più controverso che Trump ha voluto imporre è quello di Tony Blair. L’ex premier è ricordato in Medio Oriente soprattutto per l’appoggio all’invasione americana dell’Iraq del 2003. Una commissione parlamentare dimostrò che Blair sapeva della mancanza di prove sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, ma seguì comunque gli Stati Uniti nell’«esportazione della democrazia». Strumenti a disposizione del «Consiglio di pace» saranno il governo provvisorio di Gaza e una Forza militare di stabilizzazione. Il primo esiste già sulla carta. Sono stati rivelati alcuni nomi (tutti palestinesi) e l’anello di congiunzione tra «Consiglio» e governo provvisorio sarà il bulgaro Nickolay Mladenov. Ex ministro, Mladenov avrà anche una poltrona nel Consiglio.
Il secondo strumento è militare. I soldati ancora non ci sono, ma c’è già il comandante. Per Trump dovrà essere Jasper Jeffers, maggior generale statunitense.







