Meloni-Mattarella Talks and Referendum Approval: Respect for the Judiciary Stressed

2026-02-08 06:09:00

di
Paola Di Caro

La contromossa della leader e il dialogo con il Quirinale

Non ha avuto il minimo dubbio Giorgia Meloni nel convocare il Consiglio dei ministri ieri mattina per modificare il testo del quesito referendario in tutta fretta, poche ore dopo la decisione della Cassazione. E questo perché, già venerdì, erano arrivate in qualche modo rassicurazioni dal Quirinale che non ci sarebbero stati problemi nel ritoccare la spiegazione delle norme costituzionali che si andavano a cambiare con la riforma. Quindi senza necessità di spostare la data del referendum più avanti, come avrebbe voluto il fronte del No. Ma rispettando «i giudici della Cassazione», ha preteso il presidente, senza attacchi alla magistratura.

Venerdì infatti praticamente tutti i ministri e la stessa premier si sono ritrovati a Milano per la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali, e c’è stato modo di avviare contatti informali in diretta con la decisione della Cassazione. Nulla quaestio per il capo dello Stato che, presidente del Csm, ex componente della Corte costituzionale — come fanno notare più ministri — ha sicuramente «contezza» della correttezza dell’agire del governo.




















































In ogni caso, una telefonata formale c’è stata ieri mattina: Giorgia Meloni ha chiamato il presidente e ha annunciato la volontà del governo di correggere il testo come chiedevano i ricorrenti in Cassazione senza che questo portasse a uno slittamento del referendum. E Mattarella ha dato il via libera, firmando il decreto subito dopo il varo di Palazzo Chigi.

D’altra parte, raccontano, dal Quirinale avevano già suggerito — in occasione del precedente decreto che istituiva la data del referendum per il 22 e 23 marzo — di non iniziare a stampare le schede elettorali fino a quando la Cassazione non si fosse espressa sul ricorso: il rischio di dover modificare il testo aggiungendo la specifica indicazione degli articoli della Costituzione era concreto, e ci sarebbe stato uno spreco di denaro pubblico, se non addirittura un danno erariale.

Quindi non ci sono state particolari tensioni nel governo. Né ci sono ora preoccupazioni per un eventuale nuovo ricorso di fronte al Tar e poi eventualmente alla Corte costituzionale. «Quelli del No sanno benissimo — hanno ragionato in cdm — che con la firma di Mattarella la questione è pressoché chiusa. Chi si metterebbe contro di lui? E anche nella Consulta, cinque componenti sono stati nominati dal capo dello Stato e cinque da noi del centrodestra… Difficile che vadano contro la decisione del presidente, il tutto solo per prendere tempo e far votare il nuovo Csm con la vecchia legge».

Ragionamenti fatti da tutti, con il sigillo di esperti magistrati come il ministro Nordio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano. E però Mattarella ha fatto sapere, ufficiosamente in pubblico e direttamente in privato, con chiarezza, che se la decisione del governo è «giuridicamente ineccepibile», perché il quesito non è stato modificato ma «solamente integrato», deve essere altrettanto chiaro che va «rispettata la Cassazione e le sue decisioni».

Niente attacchi ai giudici insomma, nonostante in Consiglio dei ministri si sia parlato eccome di «un giudice della Cassazione che fa parte del comitato del No e una che è un ex Pd». Però, è stato in sostanza il tacito patto, nessuno dal governo sarebbe dovuto intervenire per delegittimare i magistrati, e non si sarebbe dovuta usare la decisione del capo dello Stato come un’arma. E infatti, nessun ministro è intervenuto per attaccare la Cassazione, anche se il compito è stato svolto eccome dagli esponenti di partito: «Quella — spiega un ministro di peso — è però la normale dialettica politica, chi attacca, chi contrattacca, come su ogni tema. Ma noi ne restiamo fuori. Non conviene in questo passaggio alzare i toni».

Insomma, dal Quirinale ci si augura una campagna elettorale i cui toni restino rispettosi, senza alcuna guerra alla magistratura, ogni potere dello Stato deve essere tutelato e non essere trascinato nell’agone di un voto che è il più importante prima delle Politiche. E potrebbe avere conseguenze, anche se in cdm ci sarebbe stato un certo ottimismo sull’esito finale: una vittoria del Sì. Che comunque va costruita, passo dopo passo.


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8 febbraio 2026

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