2026-01-27 13:54:00
«Se non vai in tv non esisti. C’è chi mi ferma dicendomi “Uè Francesco Salvi, hai smesso di lavorare?” anche se magari sono in tournée a teatro». Poi, naturalmente mi chiedono: «“Salvi, hai spostato la macchina?”. E rispondo: “Sì, è un diesel”». Con un sorriso amaro, Francesco Salvi confessa una verità: senza televisione è difficile farsi riconoscere. La televisione l’ha cercato, lo cerca ma «Grande Fratello, L’Isola dei famosi… Meglio dire di no. Molto di quello che vedo in tv non mi entusiasma». Al contrario «la roba fatta bene: Montalbano, “Ballando con le stelle”, le partite sui canali privati, i film su Netflix, la pubblicità». Insomma qualcosa da salvare c’è sempre.
Cosa fa oggi
Ma le serate non gli mancano «anche se, ovviamente, erano di più una volta, quando andavo in tv: è lei che comanda».
Aspettando una chiamata seria in televisione, a Libero confessa di aver «scritto il libro “Tegucicalpa”. È surreale, la storia di un agente segreto che lavora per la Cia e viaggia nel tempo». E poi c’è il cinema. «Ho appena girato “L’Amore, in teoria” di Luca Lucini, il regista di “Tre metri sopra il cielo”. Interpreto Media, un clochard. Esperienza bellissima». E Salvi ha appena finito anche di girare un film su “San Francesco”. «A marzo, invece, debutterò al teatro Parenti di Milano ne “Unamuno nessuno e centomila” con Fabio Bussotti, che è anche l’autore». Francesco Salvi ha sempre voluto lavorare nel mondo dello spettacolo. A Libero confessa che il «primo provino l’ho fatto all’asilo. (…) C’è da fare Gesù Bambino per la recita di Natale (…) E lì le luci mi circonfondono d’immenso. Senza mai più smettere».
Gli esordi
Studia, si laurea con 110 e lode ad Architettura ma lui vuole fare cabaret. Il più famoso è il teatro Derby «ma inizialmente mi presento al “Refettorio”. Quando arrivo però mi dicono: “Stasera c’è già un certo Grillo, vieni la prossima volta. Ci resto male e allora provo col “Derby”». La prima volta, Diego Abatantuono gli dice «”Tu sali sul palco e vediamo cosa succede”. Oltre a lui quel giorno ci sono Faletti, Porcaro, Thole. Faccio un pezzo mio e va bene, la gente ride, ma a metà me lo dimentico e lo riassumo. Però funziona lo stesso e mi prendono». Lì conosce anche Antonio Ricci. E «un giorno Ricci mi chiama e mi propone di fare qualcosa a “Drive In”. Accetto subito, ma lui ha un po’ paura e temporeggia: “Tu sei troppo avanti, non mi fido, bisogna iniziare con piccole cose”». Si comincia dal camionista. Un successo. «Al bar, la mattina dopo la trasmissione, tutti ripetono i tormentoni e la sera la gente torna a casa apposta per vederci. Per me, piano piano, si moltiplicano gli ingaggi delle serate: dalle mila lire si passa ai milioni. Eh sì, il successo fa successo e se non succede non è un successo».
C’è da spostare una macchina
S’inventa MegaSalviShow, s’inventa anche la sigla iniziale: “C’è da spostare una macchina, è un diesel”. «Nasce per caso e in poche ore. Non sappiamo che canzone usare e una sera ci mettiamo nel garage a pensare, finché arriva il vecchietto del piano di sopra, tutto incazzato: “C’è da spostare una macchina, non riesco a entrare”. Gli chiedo: “È un diesel?” perché in quel periodo è di moda avere il diesel. Da quello spunto partiamo e il giorno dopo è tutto pronto».
Poi c’è la musica, ci sono quattro edizioni del Festival di Sanremo: 1989 (“Esatto”), 1990 (“A), 1991 (“Dammi 1 bacio”) e 1993 (“Statento”). «La prima volta che mi invitano molti big, tra cui Rita Pavone, non vogliono né me né Jovanotti: “Non hanno mai inciso un disco”, dicono». Alla fine pubblica 8 album, vince un disco di Platino e «nel 1989 compongo il brano “Bachelite” per Mina, inserito poi nel suo album “Uallalla”. Grande soddisfazione»
I quadri
Forse in pochi sanno che Francesco Salvi ha frequentato un corso di incisione a Urbino. «Cinque anni fa ho ripreso grazie al grande gallerista Stefano Contini che apprezza immensamente i miei lavori e non li vende perché ci è affezionato. Si possono ammirare a Cortina e Venezia. Quadri, opere allegre e astratte, surreali: disegni colorati e con un po’ di follia. Il soggetto preferito sono le macchine».
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