World’s Largest Lithium Deposit Worth $1.5 Trillion Found Under Supervolcano

2026-01-25 19:54:00

Sotto un supervulcano americano si nasconde un deposito di litio che potrebbe cambiare per sempre la produzione mondiale di batterie

Sotto l’antico cratere del McDermitt, al confine tra Nevada e Oregon, si estende un immenso deposito di litio intrappolato in strati di argilla vulcanica. Una recente analisi scientifica ha ipotizzato che nel bacino si trovino tra 20 e 40 milioni di tonnellate di litio, una quantità tale da influenzare l’intero settore delle batterie per i prossimi decenni. Calcolando il valore medio del litio carbonato negli Stati Uniti, circa 37.000 dollari a tonnellata, il patrimonio sotterraneo sfiorerebbe 1,5 trilioni di dollari. Numeri che spiegano perché quest’area, così silenziosa e remota, sia diventata il nuovo centro dell’attenzione geopolitica.

Come si è formato l’enorme deposito di litio del McDermitt caldera

Il fascino e la complessità del deposito di litio derivano dalla sua storia geologica. Circa 16 milioni di anni fa, un’eruzione colossale svuotò la camera magmatica sottostante generando una vasta caldera, un cratere largo più di 40 chilometri. Nel tempo, il bacino si trasformò in un lago in cui si accumularono ceneri e sedimenti vulcanici. Quei materiali diedero origine a spessi strati di argille lacustri, un ambiente perfetto per trattenere il litio liberato dal sottosuolo.

La vera svolta arrivò quando il magma residuo continuò a rilasciare fluidi idrotermali, carichi di minerali: queste soluzioni bollenti attraversarono gli strati di argilla e ne modificarono la composizione. Prima si formò la smectite, un’argilla capace di assorbire il litio; poi, con temperature più elevate, quella stessa smectite venne trasformata in illite, una variante ricca di potassio che trattiene quantità di litio decisamente più elevate.

A Thacker Pass, l’area più promettente, lo strato di illite raggiunge uno spessore di quasi 30 metri e concentra tra l’1,3% e il 2,4% di litio in peso, valori praticamente doppi rispetto a quelli di altri giacimenti argillosi. Un dettaglio non irrilevante: questo livello ricchissimo si trova a poca profondità, caratteristica che consente attività estrattive a cielo aperto.

Perché questo deposito di litio può ridefinire il futuro delle batterie

Il litio è oggi l’elemento chiave delle batterie ricaricabili che alimentano smartphone, computer portatili, auto elettriche e sistemi di accumulo per le energie rinnovabili. Secondo gli esperti, la domanda mondiale potrebbe raggiungere un milione di tonnellate all’anno entro il 2040, circa otto volte la produzione del 2022. Ecco perché concentrare così tanto litio in un’unica area suscita grande interesse politico ed economico.

Le argille vulcaniche hanno inoltre una caratteristica strategica: sono depositi larghi e poco profondi, quindi richiedono un minor rapporto tra scavo e materiale utile. In parole povere, per ottenere ogni tonnellata di litio serve estrarre meno roccia rispetto ai giacimenti più profondi. Al McDermitt caldera, questa dinamica si amplifica perché gli strati più ricchi si trovano quasi in superficie, permettendo un’estrazione più semplice rispetto alla maggior parte delle miniere di litio esistenti.

Tra opportunità energetiche e timori ambientali

La prospettiva di aprire una miniera di tali dimensioni porta con sé anche questioni delicate. Comunità locali, allevatori e tribù indigene temono effetti su acque, ecosistemi e luoghi sacri. I sostenitori del progetto, invece, ritengono che una singola miniera ben gestita possa impattare meno di molte piccole miniere sparse altrove. Tuttavia, anche un’unica grande cava può alterare le falde, generare polveri e modificare la fauna.

A rendere il quadro più complesso interviene la natura stessa del materiale: l’estrazione del litio da argille richiede passaggi tecnici più sofisticati rispetto ai classici salares. Le rocce devono essere frantumate, trattate con soluzioni chimiche e sottoposte a processi controllati per recuperare il metallo limitando i consumi idrici e i residui.

Un modello geologico che potrebbe riscrivere la ricerca del litio nel mondo

Gli studiosi ritengono che il McDermitt caldera rappresenti una sorta di “manuale geologico”. La miscela tra magma peralcalino, bacino chiuso e lunga attività idrotermale costituisce un modello che gli esploratori cercheranno ora in altre parti del mondo. Ma pochi bacini sembrano replicare questa combinazione rara di elementi.

Il deposito americano non è solo gigantesco: è chimicamente unico, stratigraficamente favorevole e inserito in un territorio abitato, dove i compromessi tra tutela ambientale e necessità energetiche saranno inevitabili. Il dibattito dei prossimi anni determinerà se questo tesoro rimarrà intrappolato nelle argille o se finirà nelle batterie di auto, dispositivi e reti elettriche.

Quel che è certo è che il McDermitt ha già rivoluzionato il modo in cui scienziati e governi concepiscono la distribuzione dei minerali critici all’interno dei sistemi vulcanici. Un promemoria potente: ciò che oggi illumina i nostri schermi e muove i motori elettrici spesso ha origini in eventi geologici avvenuti milioni di anni fa.

Fonte: Science Advances

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