2026-01-17 09:49:00
La barriera dei 60 punti base è stata sfondata. Lo spread, termometro del giudizio dei mercati sulla credibilità e l’affidabilità finanziaria di un Paese, è sceso ieri sul circuito Mts fino a quota 59 punti, toccando 58,7 nel corso della seduta (dato Borsa Italiana) superando quindi un nuovo traguardo psicologico dopo essersi ristretto nelle scorse settimane su livelli che non si vedevano da prima dello scoppio della crisi finanziaria scatenata dal fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers a settembre del 2008.
A fine giornata, il differenziale tra i Btp emessi da Roma e i Bund tedeschi è poi risalito, chiudendo a quota 62,5 punti secondo la rilevazione di Bloomberg e a 63 punti secondo la piattaforma Mts, con il rendimento del decennale italiano in discesa al 3,44% sotto, ad esempio, rispetto al 3,49% pagato dall’equivalente Oat francese a dieci anni.
Il trend dello spread italiano è quindi ormai consolidato, come ricorda una nota rilanciata dal ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il commento
«Se all’inizio della legislatura le tensioni internazionali e le preoccupazioni legate alla crisi energetica e alla guerra in Ucraina, insieme alla politica monetaria con gli aumenti dei tassi di interesse da parte della Bce, hanno tenuto lo spread su livelli relativamente alti, le politiche di bilancio prudenti e il rispetto degli impegni con l’Ue hanno contribuito a rassicurare i mercati», scrive il dicastero di Via XX Settembre.
Una delle considerazioni a favore dell’Italia è la tenuta politica della coalizione di centrodestra e del governo presieduto da Giorgia Meloni che, ha ricordato nei giorni scorsi Goldman Sachs, continua a mostrare nei sondaggi un gradimento in linea, se non superiore a quello registrato al momento delle politiche di settembre 2022.
Considerazioni che spingono gli analisti della banca d’affari Usa a ritenere che il differenziale tra Btp e Bund si manterrà su questi livelli per tutto l’anno e alla fine del 2026 non dovrebbe superare l’asticella dei 75 punti base.
Quando il governo è entrato in carica, la differenza di rendimento tra i titoli di Italia e Germania era a 251 punti. Ancora un anno e mezzo fa era il doppio dei 59 punti segnati ieri. In questo periodo i Btp si sono mossi in controtendenza rispetto all’aumento delle cedole fatto segnare dai titoli di Stato degli altri Paesi dell’Eurozona. E mentre dal 2022 il differenziale con i Bund si è ristretto, si è addirittura azzerato quello con i titoli di Parigi.
Merito della prudenza e della capacità di mantenere in ordine i conti pubblici che nelle scorse settimane ha passato anche la prova della tenuta sulla legge di Bilancio, uscita dall’iter parlamentare con 3,5 miliardi di risorse in più rispetto al testo iniziale, ma senza aver toccato i saldi di bilancio.
«Dall’inizio del 2024 ad oggi in particolare lo spread si è mosso in un contesto di relativa tranquillità, riflettendo una maggiore fiducia degli investitori nella solidità economica dell’Italia e nelle sue politiche finanziarie», scrive ancora il ministero dell’Economia.
Il primo collocamento effettuato nel 2026 dà ragione a questa lettura. Il Tesoro ha collocato titoli per 20 miliardi e ricevuto ordini per 265 miliardi, cioè per oltre 13 volte l’ammontare offerto. Nell’arco dello scorso anno l’Italia ha poi incassato promozioni, una dopo l’altra, dalle principali agenzie di rating.
Le statistiche
Altro segnale di fiducia è l’aumento della quota di debito pubblico in mano agli investitori stranieri. Ieri la Banca d’Italia ha comunicato i dati sull’andamento del debito nel mese di novembre. In termini assoluti l’ammontare è calato di 6,8 miliardi a 3.124,9 miliardi. Di questa mole il 34,1% (il dato è di ottobre) è nei portafogli di fondi, banche e istituzioni straniere (percentuale in crescita rispetto al 33,9%). Sale anche la quota in mano alle famiglie e alle imprese italiane. Era al 14,2% e ora, si legge nell’ultima rilevazione di Via Nazionale, è al 14,5%. Cifra che potrebbe ancora salire. Quest’anno il Tesoro conta infatti di riproporre i titoli dedicati al solo mercato dei risparmiatori e del retail, introdotti dal 2023 e che in questi anni hanno permesso di raddoppiare il peso delle famiglie.
Di contro cala ancora la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia collocandosi a novembre al 18,6% dal 18,8% del mese precedente.
Le entrate
Alla buona gestione dei conti pubblici ha contribuito anche l’andamento delle entrate sia tributarie sia contributive. Tra gennaio e novembre dello scorso anno hanno registrato nel complesso una crescita di 33,6 miliardi sullo stesso periodo del 2024 (facendo segnare un +4,3%). Il balzo maggiore è arrivato dai contributi, in crescita del 9,8%.
Nei primi undici mesi dello scorso anno c’è stato anche un balzo degli incassi dall’attività di accertamento e controllo. L’aumento rispetto al 2024 è stato del 6,6%, con una crescita del recupero delle imposte dirette ancora più alto.
Guardando ai contributi gli incassi totali hanno superato i 264,5 miliardi. Il grosso è andato all’Inps, che fa registrare maggiori entrate per il 10,6%. Una dinamica influenzata dal positivo andamento del mercato del lavoro. In aumento anche i premi dovuti all’Inail, saliti a oltre 9 miliardi per effetto del buon risultato dei versamenti in autoliquidazione.
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